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La carenza di vitamina C causa ictus: ecco le prove È possibile provare che l'assunzione insufficiente di
vitamina C da sola, senza il
coinvolgimento di altri fattori, può causare
direttamente le
malattie cardiovascolari e
ictus. Per fornire prove tangibili, è stato necessario condurre un esperimento sulle cavie, soggetti eccezionali nel mondo animale perché, come gli umani, non sono in grado di produrre autonomamente la
vitamina C. A due gruppi di cavie è stata somministrata la stessa quantità giornaliera di colesterolo, grassi, proteine, zuccheri, sale e altri ingredienti, a eccezione della
vitamina C. Il gruppo B ha ricevuto nell'alimentazione 60 mg di vitamina C al giorno in rapporto al peso corporeo umano. Tale quantità è stata scelta in conformità alla dose vitaminica ufficiale giornaliera consigliata per gli esseri umani negli Stati Uniti. Il gruppo A ha invece ricevuto 5000 mg di vitamina C al giorno in rapporto al peso corporeo umano.
Differenze delle arterie dei due gruppi: la carenza di vitamina C nel gruppo B ha favorito lo sviluppo di depositi aterosclerotici, in particolare in prossimità del cuore. Le aorte degli animali del gruppo A erano sane e non si evidenziava la presenza di
depositi aterosclerotici. Le sezioni delle arterie di animali con elevato apporto di vitamina C mostrano una barriera intatta di cellule tra il flusso sanguigno e la parete arteriosa. L'allineamento quasi parallelo delle molecole di collagene nella parete arteriosa rende visibile la stabilità. Le arterie degli animali carenti di vitamina C hanno perso invece la protezione (rivestimento difettoso delle cellule barriera) e la stabilità (struttura frammentata del collagene) delle arterie.
 Gli argomenti sono tratti dal secondo capitolo del libro "Perché gli animali non sono soggetti ad attacchi cardiaci ... e gli uomini sì" del Dr. Matthias Rath, M.D. Per ricevere
gratuitamente il CD-ROM contenente la versione integrale del testo comprensiva di approfondimenti, schemi, grafici e campagne informative globali della Fondazione del Dr. Rath, contatta il
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